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Dilatazione di stomaco

o abbassamento di stomaco

articolo di Luigi Costacurta

Con questo termine, patologicamente viene definita l’anormale e brutale distensione dello stomaco. Nelle situazioni croniche degenerative, può dare origine all’occlusione del piloro e del duodeno, però, sempre per il fenomeno della dilatazione ed allungamento, diciamo che possono aver atto delle compressioni vascolari a livello aortico, splenico, coronario e mesenterico.

Come vede la medicina convenzionale la Dilatazione di stomaco

Per la medicina convenzionale il meccanismo della dinamica dell’abbassamento di stomaco è poco noto, più che altro lo vede come una paralisi dello stomaco stesso, dovuta presumibilmente ad un’alterazione metabolica.

Come vede la medicina naturale la Dilatazione di stomaco

L’unica e corretta spiegazione di tale fenomeno è quella data dalla medicina naturale ispirata alla dottrina termica, ossia dalle discipline igienistiche naturali che noi professiamo, le quali vengono pedagogicamente trattate nei testi della nostra biblioteca di medicina naturale.

Lo stomaco che è una dilatazione del tubo digerente (la più grande), nella sua condizione di normalità anatomica rassomiglia all’otre della cornamusa. La struttura di questo involucro,oltre al tessuto epiteliale di rivestimento, è costituita da fibre muscolari il cui compito, oltre a mantenere elasticamente l’assetto delle pareti di quest’otre, è di regolare le contrazioni peristaltiche indispensabili al rimescolamento del cibo precedentemente masticato ed impregnato della saliva dalle mucose che tappezzano la parete interna dello stomaco.

L’abbassamento e la dilatazione dello stomaco non sono una paralisi dovuta all’alterazione metabolica, poiché se fosse tale la sintomatologia che ne evidenzia la manifestazione sarebbe ben diversa, in quanto la paralisi denuncia l’inattività della cellula nervosa cerebrale imputata alla regolazione del processo biofisiologico nutrizionale metabolico che in questo caso, bene o male, in qualche modo si realizza comunque.

Cosa causa l’abbassamento di stomaco

La dilatazione dello stomaco invece è un rilassamento ed indebolimento di tutto il tessuto strutturale delle sue pareti per una conseguenza infiammatoria cronicizzata. L’origine è imputabile all’irrazionalità culturale che ha condotto il soggetto sulla strada dell’inadempienza dei dettami igienistici dietetici: la disordinata, nonché continua ed inadeguata assunzione di cibi cotti o crudi mal associati e biologicamente incompatibili tra loro, la sregolata e antigienica assunzione di bevande alcoliche e gasate durante e fuori pasto, il mangiare in fretta senza masticare ed insalivare per bene il cibo ingerito e la conseguente assunzione di bicarbonato di sodio o la magnesia digestiva, che abitualmente nella difficoltà digerente assumono i grandi mangiatori.

La sintomatologia di questa anomalia o malattia funzionale, in primo luogo si caratterizza con l’acidità di stomaco, pesantezza e difficoltà digestiva e talvolta anche con la lingua patinata marrone (queste sono anche le caratteristiche precorritrici dell’ulcera); poi con crampi e dolori (dispepsia), talvolta accompagnati da rigurgito di cibo e nei casi più gravi, con l’ematenesi, ossia con vomito sanguigno proveniente dalle mucose infiammate dello stomaco. Altre sintomatologie conseguenti che generalmente si evidenziano con frequenza in certi casi di crisi acute sono i frastorni vascocircolatori riscontrabili con la tachicardia e l’aritmia cardiaca ecc. ecc.

Il Rimedio

Come prima cosa si consiglia di disinfiammare e decongestionare lo stomaco e l’intestino; in primo luogo praticando un clistere d’acqua naturale a temperatura ambiente o con il decotto di malva, poi con l’applicazione del cataplasma di fango sullo stomaco e ventre e infine praticando quotidianamente le sei frizioni fredde come viene suggerito nel libro “Vivi con agenti naurali”.

È consigliabile, per non dire d’obbligo, che congiuntamente a queste pratiche, il malato osservi per due giorni il digiuno idrico (bevendo solamente acqua), al quale seguirà poi quello di mele o di frutta fresca di stagione, adottando per ogni singolo caso gli accorgimenti trofoterapici suggeriti a pagina 402-403-404-405 del libro “La Nuova Dietetica”, fino a normalizzazione. Dopo di che osserverà l’alimentazione trofogastronomica, mangiando poco per volta, ma più volte nel giorno senza limitarsi ai tre pasti.

Originariamente pubblicato su “Vivi con gli agenti Naturali” 

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2019-09-03T16:00:11+02:00