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Il potere del cibo crudo

Approccio alimentare “vivo” e patologie metaboliche

di Fiorenza Girardi

“Se mangiamo male, nessun medico ci puo’ curare;
se mangiamo bene, non abbiamo bisogno di nessun medico”.
Victor G. Rocine

L’essere umano è il solo a godere del privilegio di scegliere, combinare e trasformare la propria alimentazione, uno degli elementi essenziali per la sua sopravvivenza.

Le culture antiche hanno sviluppato una serie di tradizioni che tengono conto degli elementi sani contenuti nelle fonti alimentari. Presenti soprattutto nella frutta e nella verdura, nei legumi e nelle spezie, questi elementi sono stati integrati nell’alimentazione quotidiana per mantenere l’organismo in salute.

La nascita della scienza medica, sia in Oriente che in Occidente, è legata all’utilizzo del cibo; Ippocrate ne fa coincidere la nascita con la capacità di distinguere l’alimentazione dell’uomo sano da quella dell’uomo malato:

“Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo”

La medicina moderna, ironicamente, offre una prospettiva contraria: solitamente infatti è solo dopo lo sviluppo della malattia che i pazienti ricevono dal proprio medico (peraltro non spesso) dei consigli sull’alimentazione. E questi consigli sono quasi sempre “al negativo”: evitate questo, eliminate quello, niente grassi, zuccheri, carne, alcool, caffeina e così via. La maggior parte dei medici in effetti è scarsamente informata o conosce poco i fondamenti scientifici del legame tra salute e cibo.

In tutti i cibi di origine vegetale, invece, sono presenti un’infinità di sostanze che possiedono la capacità biochimica di prevenire, contrastare e invertire i meccanismi che favoriscono lo sviluppo della maggior parte delle patologie. In particolar modo, studi scientifici pubblicati ed accreditati, dimostrano come l’angiogenesi tumorale (la crescita di nuovi vasi sanguigni che nutrono le cellule cancerose) possa essere inibita tramite l’alimentazione. (“L’alimentazione anti-cancro”, Richard Bèliveau e Denis Gingras, Sperling&Kupfer editori). E scusate se è poco!

La grande percentuale di patologie, per non dire tutte, attribuibili alla natura dell’alimentazione occidentale è un segnale di degrado delle abitudini dietetiche di una società che ha perso contatto con la nozione stessa di sana alimentazione. Di conseguenza si concepisce l’atto del nutrirsi esclusivamente come un’azione destinata ad apportare energia all’organismo e soddisfazione del palato, senza riguardo per il suo impatto sulla salute.

E’ certo che questo tipo di alimentazione poco responsabile, basato sulla soddisfazione pura e semplice della necessità di mangiare, è nocivo alla salute umana: in un’epoca in cui spesso si tende a considerare il progresso come sinonimo di benessere, dobbiamo ammettere che questa relazione non ha validità nel campo dell’alimentazione e che, al contrario, l’industrializzazione sta contribuendo a distruggere le fondamenta stessa della nostra cultura alimentare. Certo è che, ai giorni nostri, nutrirsi in modo sano costituisce generalmente un problema delicato e quanto mai difficoltoso, circondati e “bombardati” come siamo da ogni sorta di allettanti “attentati alla salute”.

Se tentassimo di imitare i nostri antenati e scrivessimo oggi un libro sugli alimenti benefici per la salute, non ci sarebbero molti cibi, attualmente in voga in Occidente, che meriterebbero di essere citati.

Eppure l’alimentazione così come la si conosce al giorno d’oggi è un fatto del tutto recente: si tratta del risultato di una lunga ricerca compiuta dall’uomo nel corso della sua evoluzione, il frutto della sperimentazione per valutare il valore, le qualità, ma anche la tossicità degli alimenti presenti nell’ambiente circostante. E le conoscenze acquisite venivano evidentemente trasmesse agli altri membri della comunità, e via via tramandate nelle epoche successive.

Ma l’uomo, soddisfatto il bisogno primario della sopravvivenza, desiderava anche vivere bene e il più a lungo possibile e questa ricerca della longevità l’ha spinto a cercare nell’alimentazione dei benefici superiori al puro apporto nutritivo, per la semplice ragione che questa era l’unica risorsa a sua disposizione in grado di influenzare la salute e prolungare l’esistenza. Non bisogna stupirsi dunque se la storia della medicina è indissociabile da quella della nutrizione, nonostante quanto si pensa oggi, poiché giustamente l’alimentazione ha rappresentato per un lungo periodo la sola “medicina” a disposizione dell’uomo.

L’utilizzo delle nozioni e delle conoscenze millenarie fondate sull’osservazione della natura e dei vegetali è una rara fonte di insegnamento la quale non può che esercitare ripercussioni straordinarie sulla salute, particolarmente per quanto riguarda la prevenzione. Le ultime ricerche hanno permesso di dimostrare che un certo numero di alimenti, selezionati dall’uomo nel corso della sua evoluzione, possiedono innumerevoli molecole potenzialmente capaci di ridurre la frequenza di malattie importanti.

L’importantissimo studio epidemiologico, durato 27 anni, sulla relazione tra dieta e malattie (“The China Study”), condotto dallo scienziato statunitense T.Colin Campbell e dal figlio Thomas ha dimostrato come una giusta dieta può addirittura far regredire alterazioni vascolari, come la cardiopatia, in pazienti che avevano già subito eventi acuti come un infarto. Ciò solo con un regime a base di cibi vegetali, “i cui benefici sono molto più vari e stupefacenti di qualsiasi farmaco o intervento chirurgico impiegati nella pratica medica.”

Alla luce di tutto quanto sopra esposto e senza alcuna pretesa di diagnosi mediche o prescrizioni di cura, fornirò lungo le pagine seguenti alcune indicazioni e suggerimenti circa l’utilizzo dell’alimentazione crudista nel trattamento (di appoggio) ad alcune tra le maggiormente conosciute e frequenti problematiche metaboliche. Ciò descrivendo le proprietà degli alimenti vegetali, veri regali della natura che potrebbero evitare l’insorgere di tanti piccoli fastidi o comunque aiutarci a combatterli quando il “danno” è fatto, e proponendo qualche facile e praticabile ricetta in modo che possano davvero entrare a far parte dell’alimentazione quotidiana.

Problematiche metaboliche e alimentazione crudista

IPERCOLESTEROLEMIA

L’ipercolesterolemia soltanto una trentina di anni fa era pressoché sconosciuta ma, nel giro di pochissimo tempo, è salita al primo posto tra le preoccupazioni per la salute di centinaia di milioni di persone nel mondo. Tralasciando i farmaci propri dell’oncologia, quelli contro il colesterolo in eccesso (le statine), sviluppano decine di miliardi di dollari di fatturato ogni anno! Ma che cos’è il colesterolo e perché il sangue di alcune persone ne contiene più di altre? E’ davvero una minaccia così grave per la nostra salute? Forse vale la pena mettere da parte i condizionamenti, i dogmi e i luoghi comuni, e potremmo capire che il colesterolo non è un nemico così terribile da combattere a colpi di statine, ma viene prodotto dal nostro organismo e ci è addirittura indispensabile.

E’ una sostanza grassa di vitale importanza prodotta soprattutto dal fegato ed è impiegato in buona parte per la produzione di bile, la quale serve ad emulsionare i lipidi alimentari per renderli assorbibili nell’intestino tenue. E’ fondamentale per la salute del corpo, per la produzione di ormoni steroidei e delle membrane cellulari; fornisce la capacità al corpo di sintetizzare la preziosa vit. D; è un antiossidante e viene utilizzato dal sistema immunitario per la riparazione delle cellule danneggiate; sostiene ed aiuta la memoria (è uno dei fattori più importanti nella formazione delle sinapsi): il cervello contiene il 25% del colesterolo presente nel corpo, rilevabile in abbondanza nei suoi tessuti e altrettanto a livello del sistema nervoso.

Esiste un solo tipo di colesterolo ma nella forma HDL (trasportato da lipoproteine ad alta densità) rimuove il colesterolo in eccesso dalle arterie e lo trasporta fino al fegato dove viene eliminato; nella forma LDL (trasportato da lipoproteine a bassa intensità) può rivelarsi dannoso per la salute ed in particolare per il cuore in quanto le lipoproteine che lo trasportano lo portano dal fegato ai vasi sanguigni dove si fissa, ostruendoli.

Ricordiamo che HDL e LDL non possono essere definiti buoni e cattivi, poiché entrambi sono semplicemente dei grassi funzionali: se aumentano a dismisura non è a causa del grasso o del fegato, ma innanzitutto del nostro stile di vita.

Il colesterolo non si trova nei cibi di origine vegetale ma è presente in quelli di origine animale (soprattutto carni rosse, pollame, formaggi, uova, crostacei), anche se l’organismo, da questi alimenti, ne assimila poco.

Le cause di ipercolesterolemia.

L’INFIAMMAZIONE CRONICA: durante il processo infiammatorio l’organismo produce colesterolo, fra le altre strategie, per tentare di fornire una soluzione al problema. Il vero pericolo è rappresentato dall’infiammazione delle pareti arteriose che può creare depositi in grado di ostacolare il flusso sanguigno verso il cuore o verso il cervello, e che possono degenerare in un attacco cardiaco o un ictus.

Ma quali sono le principali fonti di infiammazione nel corpo? Quando si verifica un elevato livello di ossidazione, si avvia nei tessuti l’attività dei radicali liberi. Il colesterolo LDL si ossida nel corpo per via del consumo di grassi idrogenati, grassi saturi animali, oli vegetali cotti, cibi OGM, zuccheri e farine raffinate, nonché alcool, fumo, droghe, sedentarietà, dieta povera di fibre vegetali, farmaci, cortisone e contraccettivi.

Un altro fattore che causa un aumento dei livelli di colesterolo è l’ACIDOSI: quando lo stile di vita è basato su alimenti privi di energia (raffinati), putrefattivi (di origine animale), si generano molti acidi metabolici che devono essere neutralizzati dal sangue che lega il calcio e alcuni altri minerali alcalini. Il calcio può essere prelevato dalle ossa, dai denti e da capelli ed unghie molto lentamente, mentre in caso di acidosi è necessario ricorrere molto velocemente ai depositi di calcio direttamente dalle pareti dei vasi sanguigni: tale prelevamento viene sostituito dalla colesterina, sempre presente, e che è acido-resistente. Quanto maggiore è la quantità di acido da neutralizzare, tanto maggiore sarà il prelievo di calcio dai vasi e quindi maggiore la colesterina che andrà a rimpiazzare il calcio perduto.

Per questi motivi aumenta il colesterolo e di conseguenza inizia la formazione della placca ateromasica che strato dopo strato può mettere in serio pericolo la vita. Le statine abbassano la produzione di colesterolo esclusivamente nel fegato (indebolendolo progressivamente e con tutta una serie di altre gravissime conseguenze) ma non risolvono il problema a monte, cioè non riducono l’acidità dell’organismo, anzi, ne causano l’aumento, come tutti i farmaci!
Da tutto quanto esposto si desume che lo stile di vita gioca un ruolo basilare sia nella prevenzione che nel trattamento delle problematiche metaboliche come il colesterolo alto.

Un’alimentazione centrata su alimenti sani e vitali, vegetali crudi consumati secondo le corrette combinazioni e sequenze, permette di introdurre vitamine e minerali colloidali, enzimi e sostanze antiossidanti importantissimi per “spegnere” l’infiammazione tissutale e neutralizzare gli acidi metabolici prodotti dalle digestioni.

Enzimi e minerali alcalini quali magnesio, potassio, calcio, si trovano esclusivamente negli alimenti vegetali crudi, non snaturati da alcun tipo di cottura che ne modifica le caratteristiche intrinseche.

Non rimane altra strada perciò, per risolvere le problematiche di ipercolesterolemia, che iniziare ad aumentare in maniera sana ed intelligente, il consumo di frutta, ortaggi, semi oleosi, germogli e noci di vario tipo.

PROPOSTA DI MENU’

succhiCibi ricchi di sostanze amare epatotrofe, distintossicanti e che stimolino la secrezione biliare, fibre e lignani contenuti nei tessuti legnosi degli ortaggi, dei cereali e in alcuni vegetali come le carote, i broccoli, i cavoli, i frutti di bosco, le fragole, i semi di lino e di sesamo, nonché di beta-glucani contenuti in cereali integrali (particolarmente orzo ed avena), lievito di birra essiccato e funghi (il Pleurotus Ostreatus specialmente) sono utili nel trattamento e nella prevenzione dell’ipercolesterolemia.

I fitosteroli sono composti simili al colesterolo e competono, riducendone la percentuale, con il suo assorbimento a livello intestinale. Sono da preferire cibi ricchi di acidi grassi essenziali, perciò semi oleosi, oli vegetali spremuti a freddo, vitamine antiossidanti come la A, C ed E, limoni, mandorle e noci, legumi e cereali integrali in chicco con moderazione. Frutta e verdure in abbondanza, nonché alcune spezie ed aromi in grado di sciogliere le molecole di grasso depositato, fluidificare il sangue e agevolare la sua eliminazione attraverso gli organi emuntori, fegato e reni.

Utilizzare moderatamente olio extravergine di oliva, semi oleosi e grassi polinsaturi dell’avocado.

Appena svegli il succo di 1 limone diluito in ½ bicchiere di acqua naturale.

Attendere almeno mezz’ora prima della colazione.

COLAZIONE

Frutti di bosco, fragole o mirtilli a volontà con succo e zeste di limone oppure uva o macedonia di mele a seconda della stagionalità, 1 cucchiaino di semi oleosi a scelta.

SPUzuppaNTINO

– 5 noci.

Succo di carota/mela/zenzero oppure uva oppure mirtilli al naturale o sotto forma di succo.

PRANZO

Broccoli grattugiati conditi con succo di limone, qualche oliva nera e olio extravergine di oliva; sale q.b., curcuma e pepe q.b. , 1 cucchiaio di semi di cardo mariano polverizzati al macinacaffè.

– Tagliatelle di carote con crema di avocado e pomodori (in autunno – inverno al posto dei pomodori si utilizzerà una crema di avocado con funghi champignons, aglio, sale e un battuto di salvia/rosmarino/timo) con germogli di grano saraceno.

SPUNTINO

– 1 o 2 mele renette o Gala o centrifugato di frutta di stagione.

CENA

Cavolo rosso o radicchio in insalata con rapanelli e rafano grattugiato (basta poco!), 1 cucchiaino di semi di lino triturati; sale, 1 cucchiaio tra semi di girasole e sesamo; 1 cucchiaino di semi di cumino e uvetta e qualche fogliolina di perilla fresca od essiccata.

Vellutata di carciofi e avena od orzo germogliati, con alga Wakame e curcuma, pepe, sale q.b.

Ammollare 1 cm di alga in acqua. Nel frattempo mondare e pulire accuratamente 1 carciofo per persona e frullarne il cuore con 1 bicchiere di latte d’avena germogliata autoprodotto, intiepidito o riscaldato ad una temperatura non superiore ai 42-45°C (oppure di mandorle) un pizzico di curcuma, l’alga Wakame, prezzemolo, sale e pepe q.b., ½ spicchio di aglio spremuto e qualche rondella di porro. Aggiungere 1 o 2 cucchiai di chicchi di avena od orzo germogliati e mescolare accuratamente. Prima di servire spolverizzare con un trito di rosmarino/salvia e timo dalle proprietà toniche e protettive. Condire con 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva.

I mirtilli contengono polifenoli efficaci contro il colesterolo LDL, e sono in grado di ridurne l’ossidazione. L’equivalente di 350 gr di frutto fresco al giorno per 8 settimane ha abbassato significativamente il colesterolo LDL ossidato.

La perilla è una pianta della famiglia delle lamiaceae ed è molto nota ed usata in Oriente sotto il nome di shiso. Gli usi di questa pianticella che può essere facilmente coltivata anche da noi, sono svariati: come pianta aromatica, medicinale e ornamentale. Molto simile al basilico viene chiamata appunto “basilico giapponese” e se ne usano le foglie mischiate a insalate e verdure. Grazie alla presenza di omega 3 ed omega 6 i suoi semi sono degli ottimi alleati contro l’eccesso di colesterolo ed i disturbi cardiovascolari. Vanno macinati ed aggiunti alle zuppe o alle salse.

Le noci riducono i livelli di LDL e di trigliceridi. Aumentano le HDL. Contengono omega 3 in maggior quantità rispetto al salmone e più polifenoli rispetto al vino rosso.

Le carote, i cavoli, i broccoli, contengono lignani, fibre particolarmente importanti nel trattamento dell’ipercolesterolemia.
L’avocado fornisce acido grasso linolenico e Omega 3, in grado di stimolare la produzione di colesterolo HDL e di frenare il deposito di LDL. Se in stagione viene abbinato al pomodoro come nella ricetta, la pietanza fornisce anche licopene, antiossidante in grado di contrastare gli accumuli di colesterolo in eccesso nelle arterie.

I germogli di grano saraceno sono ricchissimi di potassio, fosforo, calcio e lecitina, insieme di fosfolipidi polinsaturi che agisce da emulsionante naturale dei grassi, mantenendo in “sospensione” il colesterolo nel sangue ed evitando così il suo deposito nelle arterie.

L’aglio è uno degli alimenti-medicamenti più studiati empiricamente, scientificamente e clinicamente. I suoi preziosi componenti hanno, nel caso dell’ipercolestrolemia, effetto di antiaggregante piastrinico, migliora l’equilibrio tra LDL e HDL e riduce i trigliceridi.

Le mele Renetta e Gala, rispetto ad altre tipologie di mele con altre peculiarità, stimolano il flusso biliare.

I carciofi riducono la sintesi del colesterolo da parte delle cellule epatiche e favoriscono la trasformazione del colesterolo circolante in acidi biliari che vengono eliminati. Svolgono un’azione stimolante e protettiva sulla cellula epatica.

Il rafano contiene rafanolo, vit. B1, C e tocoferolo ed è un favoloso stimolatore della cellula epatica, provoca lo svuotamento della cistifellea oltre ad avere proprietà aperitive, digestive ed essere uno dei più potenti antiscorbutico.

Il cumino ha virtù disintossicanti – antiossidanti; aiuta a tenere sotto controllo colesterolo e trigliceridi. La curcuma nella dieta può ridurre del 75% la formazione dei calcoli di colesterolo. Va assunta sempre associata ad una abbondante macinata di pepe nero che ne favorisce la biodisponibilità da parte dell’organismo.

L’alga Wakame contiene ragguardevoli quantità di iodio e magnesio, oltre che di minerali e vitamine del gruppo B e C. Possiede proprietà anticoagulanti del sangue e quindi sarebbe indicata contro i problemi cardiocircolatori.

I semi oleaginosi contengono acidi grassi essenziali, antiossidanti, vitamine, proteine, fibre. In particolare i semi di lino nella misura di 1 cucchiaio al giorno riduce il colesterolo totale e le LDL.

L’avena germogliata e l’orzo germogliato, contengono i preziosi betaglucani. Sono polisaccaridi naturalmente presenti in questi alimenti e in grado di attivare il sistema immunitario in modo equilibrato. Hanno proprietà antiossidanti e riducono il rischio cardiovascolare in quanto abbassano il tasso di colesterolo totale e LDL, riducendone l’assorbimento intestinale nonché la sintesi epatica.

Il cardo mariano, grazie al suo principio attivo, la silimarina, agisce da antagonista nei confronti di numerosi agenti patogeni epatotossici: da un lato modifica la struttura della membrana cellulare esterna degli epatociti in modo tale da impedire agli agenti tossici la penetrazione all’interno della cellula, dall’altro stimola l’attività di rigenerazione del fegato e la formazione di nuovi epatociti.

IPERINSULINEMIA E IPERGLICEMIA

Con il termine “glicemia” si intende identificare il tasso di glucosio circolante nel sangue: i valori basali normali oscillano tra i 70 e i 110 ml/dl.

Nelle persone affette da insulino-resistenza i ricettori cellulari non rispondono ai normali livelli di insulina (ormone ipoglicemizzante) e la conseguenza è l’iperglicemia, la quale a sua volta induce il pancreas a produrre più insulina del solito. Quest’ultima circola nel sangue e “apre” un numero eccessivo di cellule adipose; la glicemia crolla sotto i valori normali e, mentre le cellule “ingrassano”, il sangue è carente di zucchero e quindi il cervello induce nuova fame che porta al consumo di altri carboidrati. Si crea perciò un circolo vizioso, il cosiddetto stato di iperinsulinemia che apre la strada ad una serie di patologie importanti quali l’ipertensione,l’invecchiamento precoce, problematiche cardiovascolari, aumentato rischio tumorale e diabete.

Per affrontare l’insulino resistenza è di fondamentale importanza un cambio radicale nello stile di vita, in quanto la dieta deve essere basata su alimenti ricchi di fibre e carboidrati a basso indice glicemico che abbassino il livello di glucosio nel sangue, aumentino il senso di sazietà e plachino gli ormoni dello stress (prodotti dalle ghiandole surrenali).

Gli eccessi continui di glucosio infatti sono vissuti dall’organismo come una vera situazione stressogena che spinge a cercare nuovi zuccheri nel tentativo di accaparrare più energia. Non solo, sotto stress il corpo esaurisce anche preziose riserve di vitamine del complesso B quali ad esempio la B1 (tiamina),che è parte dell’enzima preposto al metabolismo dei carboidrati, la B2 (riboflavina), la B3 (niacina) e la B5 (acido pantotenico) chiamata anche “la vitamina antistress”.

La carenza di queste vitamine è causa di stanchezza e malumore ed ecco che, se un soggetto già in calo di energia per scarso metabolismo degli zuccheri, consuma proprio gli alimenti che non è in grado di assimilare, aggraverà lo stato delle ghiandole surrenali e lo stress conseguente.

Il fatto è che le vitamine di cui il corpo ha bisogno si trovano nei cereali integrali, nella frutta e nella verdura, non negli alimenti raffinati di cui spesso si abusa!

Oltre che alle vitamine del gruppo B nel trattamento dell’iperglicemia, si è visto che anche il cromo è di fondamentale importanza il presenza di tale problematica: senza di esso infatti l’efficacia del metabolismo degli zuccheri è talmente alterata che il glucosio nel sangue può essere eliminato solo con le urine. Il cromo agisce infatti unitamente all’insulina, ed entrambi sono essenziali per il metabolismo glucidico; questo minerale tende a “risparmiare” insulina, cioè evita che ne sia presente in esigua quantità, e questo è importante per le persone che hanno problemi di iperglicemia. Buone fonti di cromo sono il lievito di birra essiccato, il germe di grano, le carote, i broccoli, i peperoni verdi, gli spinaci, i funghi e le arance, nonché le mele, i datteri, le banane, i mirtilli. Come spezie lo troviamo nel pepe nero e verde e nel timo.

Il crudismo nel trattamento di questa problematica ha portato a risultati strepitosi, convalidati da numerosi studi. Un cambio di stile di vita basato perciò su un’alimentazione ricca di vegetali dalle specifiche proprietà ipoglicemizzanti, come il topinambur, i radicchi e le cicorie, i carciofi, il tarassaco, le, crucifere, le batate ed alcuni legumi come ceci e le lenticchie germogliati , le fave fresche, uniti a frutta fresca e oleosa, nonché ai semi (lino, sesamo, zucca, girasole) e oli polinsaturi e ad alcuni integratori naturali come l’alga spirulina, i germogli di fieno greco e di crescione nonché sull’uso quotidiano di spezie quali la cannella, la curcuma, lo zenzero e le piante aromatiche: soprattutto il rosmarino, la nigella sativa (il sesamo nero), il coriandolo e il timo, porterà a dei miglioramenti tangibili anche nel giro di breve tempo.

E’ inteso che si dovrà contenere piuttosto drasticamente il consumo dei frutti più dolci, soprattutto essiccati, e delle verdure con il più elevato carico glicemico, da consumare con moderazione.

Chi tende agli sbalzi glicemici non deve farsi mancare discreti quantitativi di vit. C. L’acido ascorbico è infatti un “elemento mancante” per l’uomo, in quanto la nostra specie nasce con l’alterazione di un gene che impedisce la sintesi di un enzima (la “L-gulano gamma lattone ossidasi) necessario per trasformare il glucosio in acido ascorbico.

In una persona con problemi di iperglicemia è indispensabile prolungare i tempi di azione dell’insulina per fare in modo che agisca più a lungo, ed evitare quello che viene chiamato “scorbuto” d’organo.

Inoltre, la vit. C è un buon antiossidante e antinfiammatorio, fondamentale per concorrere a prevenire le complicanze del diabete. Necessario quindi consumare abbondantemente agrumi come i pompelmi, le arance ed i limoni, nonché, nella stagione estiva, i meloni, ricchi di inositolo, importante per la produzione di lecitina, i cui benefici sono già stati trattati nel capitolo inerente alla colesterolemia. L’inositolo è importante nel trattamento delle neuropatie diabetiche periferiche nonché nelle ipoglicemie, con un notevole effetto antiansia e tensione nervosa.

PROPOSTA DI MENU’

Appena svegli: il succo di 1 limone diluito in 1 bicchiere di acqua naturale.

Attendere almeno ½ ora prima della colazione

COLAZIONE

Frullato verde di kiwi/prezzemolo/mela renetta o altra varietà acidula con l’aggiunta di 1 cucchiaino di alga Spirulina.

– Oppure macedonia di mele renette o altra varietà acidula con cannella e zenzero

SPUNTINO

Succo di carota/lattuga/fagiolini in estatesucco

Succo di carota/lattuga/cavolini di Bruxelles in inverno

PRANZO

Crudità miste di stagione con 1 cucchiaio di germe di grano, olio extravergine di oliva con 2 noci sminuzzate

Hummus di ceci germogliati e germogli di crescione. Frullare i ceci con succo di limone, 1 cucchiaino di semi di cumino dei prati, 1 cucchiaio di olio di sesamo, 1 spicchio di aglio, sale pepe q.b., prezzemolo, zenzero fresco grattugiato secondo il proprio gusto, un pizzico di curcuma. Regolare eventualmente la consistenza aggiungendo dell’acqua in piccole dosi. Ottenuta una crema abbastanza liscia cospargerla con i germogli e servire in accompagnamento alle verdure.

SPUNTINO

Succo di carota/lattuga/fagiolini in estate

Succo di carota/lattuga/cavolini di Bruxelles in inverno

– Dopo 15-20 minuti  5-6 mandorle

CENA

Vellutata di topinambur con 2-3 cucchiai di avena ammollata e/o germogliata (2 cucchiai) condita con 1 cucchiaio di olio di semi di lino spremuto a freddo da frigorifero e 1 cucchiaio di lievito di birra essiccato, timo e rosmarino.

Togliere la scorza a due belle radici di topinambur e grattugiarli grossolanamente con dello scalogno e pochissimo aglio. Aggiungere degli aghi di rosmarino, sale e pepe q.b., un pizzico di curcuma. Frullare con 1-2 bicchieri di latte di mandorla possibilmente autoprodotto e leggermente riscaldato entro il 42-45°).

Aggiungere 2 cucchiai di avena e servire con l’olio di lino, il lievito di birra e del timo preferibilmente fresco.

Radicchio o carciofi o verdure di stagione in insalata conditi con olio, succo di limone, poco sale e una spolverata di semi di sesamo

La cannella è in grado di migliorare la sensibilità insulinica e normalizzare la glicemia. Una meta-analisi che ha preso in considerazione otto studi, ha dimostrato che questa spezia è in grado di abbassare la glicemia a digiuno; una parte di questo effetto è dovuta al fatto che la cannella rallenta lo svuotamento gastrico dopo il pasto (fino al 37%). Secondo questi studi ½ cucchiaino di polvere di cannella assunta durante il pasto sarebbe sufficiente ad abbassare la glicemia nel diabete II. (“Reverse insulin resistance with these 8 foods.” Monday, october 27th 2014. Greenmedinfo.com).

L’alga Spirulina è una microalga unicellulare di acqua dolce in grado di fornire zuccheri facilmente assimilabili e di mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue, incrementando il senso di vigore generale oltre a migliorare la condizione diabetica. Ne possono servire 4 o 5 gr. al giorno assunti prima o assieme ai pasti.

I ceci germogliati forniscono aminoacidi essenziali ed un’ottima quota proteica (21-22%), nonché amidi (55%), ferro, calcio e vitamine prevalentemente del gruppo B. Garantiscono un elevato apporto nutritivo.

I germogli di crescione hanno proprietà depurative, una notevole quantità di calcio, ferro, zinco, iodio e aiutano a controllare il livello di zuccheri nel sangue.

Il topinambur è un tubero ricchissimo di inulina (come bardana, radicchio, carciofo, cicoria, cipolla, mele, tarassaco, aglio) un polisaccaride ad azione ipoglicemizzante, riduttiva sui trigliceridi e colesterolo in eccesso, nonché riequilibrante della flora batterica intestinale (aumenta i bifido batteri e i fermenti lattici), eliminando i gonfiori addominali.

Il centrifugato di fagiolini e cavoletti di Bruxelles contiene elementi in grado di fornire gli ingredienti per l’insulina naturale e regolare le funzioni del pancreas nell’ambito dell’apparato digerente (N. Walker “Succhi freschi di frutta e verdura”, ed Macro).

L’avena è il cereale più ricco di proteine e in particolare di lisina, un amminoacido che scarseggia nei cereali e che innalza il valore biologico delle loro proteine. Contiene un principio attivo importante, l’avenina, ha proprietà toniche e stimolanti naturali che sostengono l’attività tiroidea e il metabolismo energetico.

L’avenina è termolabile e resta attiva al di sotto dei 60°C, per questa ragione l’alimentazione crudista è fondamentale per avvalersi appieno di questa sostanza in modo sistematico e continuativo. Va precisato inoltre che l’avena ammollata e germinata non acidifica, come accade invece ai cereali consumati cotti.

Il germe di grano è la parte embrionale del cariosside del frumento ed è un alimento dalle elevate capacità nutrizionali e dai più disparati usi terapeutici. Ricchissimo di proteine, Sali minerali, grassi omega 3, vit. A e D, è quindi un potente antiossidante utilizzato per la sua azione di contrasto ai radicali liberi e per contenzione di colesterolo, la protezione di vene, arterie e sistema circolatorio in generale. E’ un validissimo alleato per i diversi disturbi della pelle ed annessi.

Dato il suo grande potere energizzante potrebbe aumentare la pressione cardiaca e pertanto la sua somministrazione è sconsigliate ai soggetti ipertesi.

IPERTENSIONE ARTERIOSA

L’ipertensione arteriosa è oggi una delle problematiche maggiormente diffuse nei paesi industrializzati; spesso molti soggetti non sono a conoscenza del loro stato patologico se non prima della comparsa di un evento eclatante.

E’ una patologia caratterizzata da un aumento considerevole della pressione sanguigna con valori oltre la norma che, lo ricordo, è inferiore ai 120/80 mm/Hg (sistolica/diastolica). Esistono due tipologie di ipertensione: quella primaria o essenziale, e quella secondaria. La prima è così definita perché è causata da fattori non identificabili, mentre al contrario quella secondaria è associabile ad una causa ben precisa: insufficienza renale, malattie vascolari renali, la sindrome di Cushing, l’uso di contraccettivi orali ma soprattutto il sovrappeso conseguente ad uno stile di vita ed alimentare del tutto errato. Finalmente anche la medicina ufficiale riconosce oggi l’indubitabile validità di un’adeguata “dietoterapia”, supportata da un idoneo esercizio fisico, nel trattamento della patologia, con tangibili risultati sia nella diminuzione dei valori pressori che del quantitativo di farmaci necessari da assumere.

E’ disponibile un’ampia casistica di studi clinici che documentano i benefici di micronutrienti quali l’amminoacido arginina e il magnesio, nel trattamento delle patologie ipertensive. Queste sostanze correggono la carenza di milioni di cellule delle pareti vascolari, rilassando quelle dei vasi sanguigni, aumentandone il diametro e aiutando a normalizzare la pressione. (Claudio Karuno Basso, www.lazaetacostacurta.it, gruppo pubblico, 22 gennaio 2015).

Iniziamo quindi a consumare dosi consistenti di alimenti “antidoti” del sodio, quali gli asparagi, i carciofi, le carote, i finocchi, e soprattutto vegetali appartenenti alla famiglia della curcubitaceae quali le zucchine, i cetrioli, la zucca, i meloni, ortaggi che contengono stimabili dosi di arginina, un amminoacido essenziale che deve introdotto con l’alimentazione in quanto l’organismo umano non è in grado di sintetizzarlo. Si trova in forma libera in molti vegetali, quali appunto le curcubitaceae, nei legumi (soprattutto lenticchie) e nel grano saraceno. Indicati: il sedano (con il quale preparare il portentoso “sale” sostitutivo), cipolle, porri, e aglio, nonché gli agrumi, le albicocche, le fragole, banane, kiwi, pesche. Per quanto riguarda le fonti proteiche vegetali, saranno da privilegiare i piselli freschi e le lenticchie e ancora una volta i ceci germogliati. Sono tutti alimenti che forniscono fibre disintossicanti, sostanze diuretiche e antipertensive come il potassio ed il magnesio, i quali migliorano la funzionalità dell’endotelio e producono sostanze vasodilatatrici.

Anche la frutta oleosa, specialmente mandorle e pistacchi, ovviamente allo stato naturale, svolge un’azione protettiva grazie ai suoi acidi grassi polinsaturi e al grande contenuto di magnesio.

Indubbiamente uno dei vantaggi di una dieta prevalentemente crudista nel contesto del regime alimentare per contrastare l’ipertensione è che la mancanza di cloruro di sodio viene avvertita molto meno, grazie all’abbondanza degli altri Sali minerali, soprattutto alcalini, non dispersi dalla cottura. L’uso quindi delle spezie e degli aromi quali il prezzemolo, la maggiorana, la melissa, l’origano e soprattutto il basilico, permette di non notare troppo la mancanza del sale permettendo al palato di adattarsi facilmente e, dopo qualche tempo, a farne praticamente a meno. Va ricordato infatti che frutta e verdura crudi forniscono il quantitativo necessario al nostro fabbisogno, senza necessità di altre aggiunte.

PROPOSTA DI MENU’

limoneAppena svegli: il succo di 1 limone diluito in 1 bicchiere di acqua naturale.

Attendere almeno ½ ora prima della colazione

COLAZIONE

Frullato di kiwi oppure (in primavera/estate) di fragole o di banane (usare latte vegetale o acqua o succo di mela) o a piacere macedonia di – kiwi e arancio – fragole al naturale.

SPUNTINO

Melone (in stagione) oppure anguria.

– Oppure nella stagione autunno/inverno centrifugato di sedano/carota/mela.

PRANZO

Insalata di peperoni “arrosto”, sale di sedano, alga Wakame e prezzemolo (in stagione: carote, mela e finocchi).

Mescolare assieme ai peperoni qualche cm. di alga Wakame e condire con prezzemolo, sale di sedano e poco olio. Lasciare marinare per alcune ore.

Gazpacho di pomodori e cetrioli con basilico e sale di sedano, e granella di pistacchio.

Frullare i pomodori succosi ed l-2 cetrioli sbucciati assieme ad abbondante basilico, 1 cucchiaino di olio, il sale di sedano, dell’aglio e della cipolla rossa aggiungendo acqua. Valutare la consistenza e mettere in frigorifero qualche minuto. Servire con la granella di pistacchi.

– In stagione: vellutata di zucca e pistacchi, con porri e sale di sedano.

SPUNTINO

Frullato di fragole (o banane) oppure melone o anguria o pere (in stagione).

– 5-6 mandorle.

CENA

– Tartare di zucchine, erba cipollina e aglio.

– Nella stagione invernale: insalata di spinaci crudi con noci.insalata

Tagliare a dadini piccolissimi 1-2 zucchine assieme al bulbo di erba cipollina e l’aglio. Irrorare con succo di limone, un pizzico di sale e pepe, a piacere dello zenzero grattugiato e 1 cucchiaino di olio. Lasciar riposare un’oretta e servire con i gambi sminuzzati dell’erba cipollina e del basilico fresco.

Vellutata di piselli freschi (o surgelati) e porri con sale di sedano, maggiorana e germe di grano.

Frullare i piselli con la parte bianca di 1 piccolo porro, 1-2 bicchieri di latte di mandorla autoprodotto, 1 cucchiaino di sale di sedano, 1 cucchiaino di germe di grano. Aggiungere nel piatto qualche fogliolina di maggiorana e 1 cucchiaino di olio di lino o di oliva con 1 cucchiaino di semi di zucca al naturale.

Il kiwi, mangiato 3 volte al giorno, secondo una ricerca condotta recentemente dalla Mette Svendsen University Hospital di Oslo, consente di ridurre in modo considerevole la pressione sanguigna grazie alla luteina, una sostanza naturale dalle proprietà antiossidanti e protettive, in grado di rallentare anche il processo di invecchiamento e i fenomeni degenerativi legati all’insorgenza di molte patologie.

Le fragole, i meloni, le banane sono ricchissime di potassio e magnesio.

I pistacchi, contengono ben 158 mg di magnesio e luteina, sono ricchi di acidi grassi insaturi e fitosteroli. L’alga Wakame contiene ragguardevoli quantità di iodio e magnesio, oltre ad altri minerali e vitamine del gruppo B e C. Per le sue proprietà è indicata specificamente come ottimo integratore alimentare nella dietoterapia contro l’ipertensione e le problematiche cardiocircolatorie, grazie anche alle sue caratteristiche anticoagulanti del sangue.

I porri favoriscono la diuresi e l’espulsione dell’acido urico, prevengono reumatismi, gotta e litiasi urinarie.

I piselli sono tra i legumi più versatili e digeribili (se la stagione lo permette è preferibile consumarli freschi), in quanto contengono più acqua, meno proteine e carboidrati. Nonostante la quantità di fibre sia inferiore a quella di altri semi della stessa famiglia, è sufficiente ad aiutare l’intestino, nonché a favorire la diuresi, grazie al contenuto di potassio, vitamina C e magnesio. Sono ricchi di acido folico, amminoacidi essenziali e vitamine del gruppo B. Vantano proprietà emopoietiche (grazie alla clorofilla), rimineralizzanti (grazie all’alto contenuto si Sali minerali), immunostimolanti nonché antiossidanti.

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2019-09-27T18:02:27+02:00