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Il diritto dei bambini ad un’alimentazione naturale

di Federica Zanoni

Una conquista difficile… ma possibile

Come spesso succede, sono i fatti di cronaca e la loro risonanza a stimolare ragionamenti e, quando possibile, qualche chiarimento.

È quindi ancora una volta difficile, se non impossibile, essere sfuggiti all’eco di alcune recenti notizie…dalla tragica morte di un bambino per le conseguenze di un’otite curata con “rimedi omeopatici” (forse migliore l’espressione snobbata da tutti: “per le conseguenze di un’otite non curata”?) al ritrovamento di bambini “in stato di grave denutrizione a causa di un’alimentazione vegana” e genitori, di conseguenza, perseguiti legalmente.

Il sunto di quanto divulgato dai canali mediatici è perciò: i bambini curati con l’omeopatia possono morire e quanti seguono una alimentazione di tipo vegano rischiano gravissime, a volte tragiche, conseguenze.

Il bambino non è morto perché curato con l’omeopatia, ma in quanto vittima dell’incuria e della mancanza di obiettività e buon senso degli adulti… magari accecati dalla preoccupazione (è possibile) o dalla totale mancanza di etica nel caso del medico curante (ancora possibile), ma il triste risultato non cambia. L’omeopatia ed altri rimedi non allopatici, non uccidono se si è in grado di capire come, quando, fino a che punto e in che termini è possibile gestirli.

Nemmeno l’alimentazione viva e vitale (anche di tipo vegano) può uccidere o essere causa di gravi conseguenze! Solo la mancanza di serio discernimento e maturità nel valutare cosa sta accadendo ad un bambino in termini di salute possono questo, ossia: è la scriteriata impreparazione degli adulti a fare del male ai più piccoli.

Nessun cenno, in dibattiti di questo tipo, a quanto sta accadendo in tema di alimentazione naturale (compresi gli approcci vegetariani e vegani) anche in Italia. A parte coloro che si avviano verso tale stile di vita in maniera autonoma (e ovviamente, si spera, obiettiva), cominciano a nascere serie iniziative in strutture pubbliche. Sono organizzate al fine di educare e assistere i genitori per quanto riguarda l’alimentazione vegetariana e vegana dei bambini, in modo da poter gestire con la massima tranquillità anche queste scelte.

Quindi ovviamente, questo il messaggio, è sempre necessario essere preparati, come sarebbe d’altra parte indispensabile essere informati riguardo i danni di una alimentazione onnivora non vitale o delle conseguenze dell’abuso di farmaci.

Un esempio tra tutti: la Lombardia con la sua struttura ambulatoriale di allergologia pediatrica ed annesso ambulatorio Baby Green (per lo svezzamento e il supporto dell’alimentazione vegetariana del bambino).

Altra iniziativa a Monza, presso la Asl (notizia del 2015): è stato approvato un progetto (ora attivo) predisponendo un servizio ad hoc. Previsto l’appoggio di una nutrizionista e di un team di ostetriche per aiutare, consigliare, risolvere dubbi circa la dieta e la fase dell’allattamento di quanti seguono questo approccio alimentare. Progetto possibile nella consapevolezza che anche l’alimentazione vegana o vegetariana deve essere seguita prestando attenzione all’introduzione di elementi nutritivi necessari per mantenere l’organismo in buona salute.

La maggior parte dei genitori vegetariani o vegani è informata, attenta, con una nutrizione corretta e senza difficoltà, eventualmente, anche per il feto e non a rischio di impoverimenti circa i valori nutritivi del latte. È giusto in ogni caso accompagnare o seguire le madri o le donne in gravidanza per chiarire eventuali dubbi in un’ottica di tutela della salute pubblica ad ampio raggio.

La letteratura, anche pediatrica, ribadisce periodicamente, sulla base delle evidenze scientifiche, che:

“…le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete vegetariane totali o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusa gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, e per gli atleti…”

Anche per la dieta vegetariana quindi vale la necessità di una corretta pianificazione e conoscenza (più che la questione della previsione o esclusione di prodotti animali), combinazioni corrette e presenza dei giusti gruppi alimentari.

I dati documentano che i bambini vegetariani e vegani (con regimi ben condotti) hanno una crescita auxologica (ossia secondo la disciplina che si occupa della crescita fisica della persona nell’età evolutiva) sovrapponibile a quella dei coetanei onnivori. Nessuna differenza di rilievo tra la statura e il peso finale dei bambini vegetariani e o vegani e i loro coetanei onnivori. Stesso tipo di risultati riguardo i controlli ematochimici effettuati su popolazioni omogenee di bambini vegetariani e onnivori: le ricerche non evidenziano differenze statisticamente significative fra i due gruppi.

Spesso si crede che seguire una dieta onnivora garantisca ai bambini un’ottima salute e non manchi loro nessun nutriente. Ma non è così. Di fatto, in Italia ben 3 bambini su 10 soffrono di obesità, malattia che non andrebbe sottovalutata e le tabelle di svezzamento che propongono solitamente i pediatri sono uguali per tutti, e non tengono in considerazione le differenze individuali.

Chi fa in ogni caso una scelta diversa (vegetariana o vegana) paga anche alcuni disagi nel momento in cui il piccolo sta male e si rendono opportuni medicinali con il marchio Veg (privi di elementi animali) e la maggior parte dei pediatri non è preparata in questo ambito. Ovviamente quella vegana e vegetariana è una scelta frutto, quando equilibrata, di varie motivazioni e come tale va rispettata e conosciuta nei suoi molteplici aspetti, così come altri stili di vita… e il criterio di fondo, ossia quello dell’informazione consapevole, è illustrato da Herbert Shelton (pur in maniera piuttosto tranciante) con queste parole:

“…Sono sempre più frequenti le occasioni in cui sentiamo ripetere da medici di grande fama che l’alimentazione infantile rappresenta uno dei problemi più difficili da affrontare nel corso della loro pratica. Tutto questo avviene malgrado il fatto che quasi tutto il tempo trascorso nei College di Medicina, nello studio della dieta, venga dedicato all’alimentazione infantile. Qualsiasi nonna conosce quanto c’è da sapere riguardo la cura e l’alimentazione dei bambini. La nonna in questione potrebbe anche essere una donna che ha dato alla luce una decina di figli, di cui soltanto la metà ha raggiunto la maturità (…) ma le sue meschine superstizioni sulle cure da assicurare ai bambini non sono in realtà “legge e vangelo”. La verità è che queste donne di solito conoscono ben poco sulla corretta assistenza da garantire ad un neonato, così come ben poco capita di sapere ai medici”.

Chiaro e illuminante il suo testo: Assistenza igienica ai bambini (pubblicato nel 1931 e dal quale sono tratte le righe di cui sopra). Shelton previde i gravi danni della attuale alimentazione infantile (“attuale” allora come ora), puntando il dito contro la “babelica confusione” dei libri di pediatria che indicano regimi alimentari più adatti ad un maialino che ad un bambino.

Viene accusata inoltre la strategia di continuo cambiamento in relazione agli alimenti fino a quando il bambino non presenta conseguenze (“…ma non appena il bambino sviluppa una diarrea o ha qualche “scombussolamento” allo stomaco, si passa immediatamente a provare un altro cibo”). Questo processo continua fino a quando non vengono provati tutti gli alimenti disponibili, nonché molti farmaci. Shelton parla apertamente di una sorta di paura di genitori e medici verso i cibi naturali: qualsiasi cosa deve essere cucinata e sterilizzata, trasformata e mescolata a qualche sostanza prima di poter venire considerata adatta per il bambino. Lattosio, zucchero di canna, maltosio, acqua di calce, diluenti di cereali, bicarbonato di sodio, citrato di sodio, pepsina ed albumina lattea sono spesso le sostanze che contaminano il latte nei biberon. Latte condensato, alimenti al malto e contenenti zuccheri ed amidi, latte in polvere e vegetali in scatola, sono inoltre i particolati prodotti dietetici disponibili sul mercato. Il punto è: fare mangiare in abbondanza e a dismisura e il disagio espresso attraverso il pianto viene tamponato con un’altra poppata.

Shelton cita quindi John Henry Tilden (medico, fu uno dei maggiori igienisti del XX secolo) il quale afferma:

“Se mai riusciremo ad avere una dieta razionale, i bambini fino a due anni verranno alimentati esclusivamente in base ad una dieta di latte, integrata da succhi di arancia, o di altra frutta o di vegetali”.

Molto critico quindi con l’iperalimentazione o comunque con il regime non adatto ai reali fabbisogni e considera come regola primaria per una salute protratta: tenere lontani i bambini da zuccheri, amidi raffinati, e qualsiasi tipo di alimento trattato artificialmente o, comunque, non naturale. Tutti cibi che risultano, per converso, poveri di sali minerali e vitamine. Genitori e medici di conseguenza, per ovviare a queste carenze, integrano con qualche cucchiaino di succo di pomodoro, succo di arancia o di nauseabondo olio di fegato di merluzzo.

Secondo Shelton, dal terzo anno di età, via libera a frutta e vegetali di tutti i tipi, purchè di stagione e ben maturi (pesche, susine, albicocche, ciliegie, fichi, mele, pere, uva, bacche, banane,il frutto e non solo il succo), anche angurie e meloni, così come nocciole.

Allo stesso modo sì a tutti i tipi di verdura (fresca, cruda o cotta; preferibile in ogni caso cruda): spinaci, cardi, cavoli ricchi, cavolfiori, cime di bieta, rapette, asparagi, cicoria, lattuga, pomodori, piselli, cavolini di Bruxelles, cavoli, zucche.

La dieta può includere: carote, piselli, mais fresco, bietole, pastinaca. I prodotti dovranno essere freschi, appena raccolti, ben puliti e preparati. Il grande segreto dell’alimentazione infantile espresso da Tilden:

“Accertatevi che siano i vostri bambini ad adeguarsi al cibo e non cercate mai di fare in modo che siano i cibi ad adeguarsi ai bambini”. Fondamentali allo scopo queste regole:

  • alimentate il vostro bambino in modo naturale, vale a dire senza impiegare cibi cotti, trattati, sterilizzati, adulterati, speziati, ecc.;
  • non rimpinzatelo, ma fate in modo che mangi tre pasti frugali al giorno;
  • i suoi pasti dovranno essere semplici; evitate cibi complicati in modo tale da causare fermentazione;
  • non dategli da mangiare tra i pasti, nè durante la notte;
  • se il bambino si sente un po’ “sottosopra”, o male, se è eccitato o stanco, accaldato o con i brividi, se ha dolori, disturbi, nausee: evitate di farlo mangiare. Escludere la somministrazione di cibo sa ha la febbre.

Necessario osservare nei confronti dei bambini le stesse regole, valide anche per gli adulti, delle corrette combinazioni alimentari: non associare frutta acida con alimenti amidacei o alimenti dolci; non mischiare: acidi e proteine, frutta dolce e frutta acida, zucchero o amidi con alimenti proteici, alimenti dolci con alimenti amidacei.

Dare solo una proteina alla volta, non associando proteine e latte. Fornire abbondanti verdure fresche sia con gli amidi che con le proteine. Non proporre burro, olio, o altri grassi, insieme con alimenti proteici e più che opportuno non far mangiare il bambino tra un pasto e l’altro.

Sin dall’inizio, si dovrebbe insegnare al bambino, pur gradualmente, a masticare accuratamente qualsiasi alimento appena comincia a mangiare cibi solidi.

Molto critico Shelton con le madri che preparano per i loro bambini puree, farine, ed alimenti passati al setaccio e che possono essere inghiottiti senza masticazione, sottovalutando da subito questa funzione. Se il piccolo non è in grado di masticare tale cibo, vuol dire che la sua somministrazione è prematura e non ancora adeguata. Non esiste alcun alimento indispensabile… se non è gradito al bambino esistono tanti altri alimenti altrettanto buoni, o migliori, che sicuramente potranno piacergli.

Altro punto fondamentale: i consumatissimi “alimenti da prima colazione”, o comunque amidi trattati o zuccheri raffinati, uno dei mali alimentari maggiori. Fiocchi di grano, riso soffiato, grano soffiato, crema di grano, crema di orzo, crema di avena, ecc., sono nocivi tanto per i bambini quanto per gli adulti. I cereali sono alimenti difficili da digerire, e non possono naturalmente appartenere alla dieta di neonati e bambini la cui capacità di digestione degli amidi è così ridotta.

I cereali cotti, e ricoperti di zucchero, sono responsabili dello sviluppo di catarro, tonsille ingrossate, adenoiditi, gastrite, raffreddori, nonché delle cosiddette “influenze” infantili.

Burro, caramello, ed altri alimenti dolci favoriscono il catarro. Pasta, torte, pasticcini, pane, gelatine, marmellata e creme formano “una massa glutinosa e scivolosa di acidi amidacei che non viene mai masticata”.

Tutti gli amidi dovrebbero essere serviti secchi, per assicurare una completa insalivazione e masticazione; essi dovrebbero essere accompagnati a vegetali freschi, crudi o cotti, ma mai a frutta acida, proteine o latte.

Dopo il terzo anno di età Shelton considera l’allattamento non più necessario e quindi, a partire dal quarto anno, la dieta è praticamente la stessa dell’adulto. Leggermente maggiore la necessità proteica, ma l’interpretazione non sarà nel senso che un bambino ha bisogno di più proteine di quante ne consuma un adulto.
Queste le regole e considerazioni fondamentali di Herbert Shelton fondate su studi, esperienza clinica e conoscenza della fisiologia umana, senza parlare apertamente di: dieta vegana o vegetariana.

Oggi, come già accennato, le diete latto-ovo-vegetariane e vegane ben pianificate (!) soddisfano i fabbisogni nutrizionali dei neonati, dei bambini e degli adolescenti: lo sostengono l’American Dietetic Association (la principale organizzazione dei professionisti dell’alimentazione e della nutrizione degli Stati Uniti e la più grande al mondo), l’American Academy of Pediatrics (la Società Pediatrica Americana, fra le più grosse a livello internazionale) e la Canadian Pediatric Society (la principale associazione canadese di medici nutrizionisti).

In Italia, Leonardo Pinelli è uno dei pediatri di riferimento per la dieta vegetariana dei bambini (compreso il periodo dello svezzamento, vegetariano o vegano) e degli adolescenti. Svezzamento che rappresenta il primo importante e nevralgico momento di passaggio, ma spesso anche di “lotta” e discussioni non facili in ambito familiare! Pinelli sottolinea che il bebè vegetariano cresce con un rapporto tra peso e lunghezza che lo protegge dal sovrappeso nelle età successive, mentre gli onnivori hanno un peso superiore o al massimo uguale alla lunghezza.

Il piccolo vegetariano presenta difese immunitarie superiori al divezzato con carne e pesce; questo grazie alla composizione ottimale della popolazione intestinale, in particolare del batterio bifido che svolge funzioni di filtro sulla parete intestinale e stimola la produzione del 75% degli anticorpi umorali e cellulari da parte dell’intestino.

E ancora: il piccolo vegetariano o vegano soffre di minori disturbi intestinali, perché nei primi 18-24 mesi assume meno fibra del divezzato onnivoro oltre ad essere generalmente più sereno per via dello scarso apporto di alimenti acidificanti. Consigliata anche una alimentazione vegetariana-vegana prima del concepimento, in un’ottica epigenetica, in modo che i gameti (ovocita e spermatozoo) siano nelle migliori condizioni di “forma”.

I danni da inquinamento ambientale sul DNA (metilazione) possono essere attenuati da una alimentazione vegana e biologica, ricca di potenti antiossidanti, presenti in verdure e frutta (meglio se biologici). Il tema delle carenze è comunque sempre fondamentale riguardo tali approcci e attorno a questo punto si consumano, come accennato, polemiche e dibattiti.

Riguardo la vitamina B12: non è presente negli alimenti vegetali; quella rintracciabile non è biologicamente attiva e la sua marcata carenza può causare ritardi di crescita. Molto andrebbe specificato riguardo la “questione B12” (carenza e fonti comprese) ma Pinelli parla in ogni caso di una integrazione di 3 gocce al giorno. Anche gli onnivori possono essere in deficit di vitamina B12 per vari motivi (in primis gli alimenti animali da allevamenti intensivi, possono essere poveri di vitamina B12 a causa, per esempio, degli antibiotici somministrati attraverso i mangimi che distruggono i batteri che sintetizzano la vitamina B12 nell’intestino dell’animale).

Altra vitamina (e relativa carenza da tenere d’occhio): vitamina D (funzione di assorbimento del calcio e regolatore delle funzioni cellulari). Ne bastano 0,4-0,6 ml al giorno, fin dal primo anno di vita tutto l’anno. Praticamente inesistente negli alimenti, viene sintetizzata nei tessuti sottocutanei in presenza di luce solare. Oggi l’emissione scriteriata dei gas serra (metano e Co2) forma nell’atmosfera una coltre invisibile sulla quale rimbalzano alcune frequenze di raggi UV che, oltre a riscaldare l’atmosfera, generano alle nostre latitudini una insufficiente sintesi sottocutanea di vitamina D, per cui oggi gran parte della popolazione ne è carente.

Per gli Omega 3: sufficiente, nei primi due anni di vita, un cucchiaino da tè di olio di semi di lino spremuto e conservato in frigorifero, oppure 3 cucchiaini di semi di lino macinati, o eventualmente 30 g di gherigli di noci al giorno. La quantità sale fino a raddoppiare nell’adolescenza.

Circa il ferro, quello contenuto nel latte materno, più biodisponibile rispetto a quello presente nel latte vaccino, è più che sufficiente al fabbisogno del bambino. Nello svezzamento vegano, dove non si consuma latte vaccino, si associano sempre 4-5 gocce di limone sugli alimenti contenenti ferro: si forma un sale, l’ascorbato di ferro, che viene facilmente assorbito dall’intestino. L’aspetto fondamentale è infatti l’effettivo assorbimento di ferro: la vitamina C favorisce tale passaggio anche da quegli alimenti dove è meno biodisponibile. Legumi, soia, cereali integrali sono cibi che contengono ferro ed esistono inoltre numerose interazioni che favoriscono l’assorbimento del minerale permettendo di mantenerne un’adeguata quantità anche in età pediatrica: l’abbinamento ideale è quindi con alimenti come: limone (in particolare), ma anche kiwi, agrumi, peperoni, broccoli.

Per le proteine: abbinare i cereali con i legumi o usare gli pseudo-cereali come grano saraceno, quinoa o amaranto, che contengono tutti e nove gli aminoacidi essenziali, mattoni per la costruzione delle proteine. Da considerare inoltre che anche le verdure, pur non in grande quantità, contengono proteine.

Altro, rispetto a quanto trattato, il tema specifico del “latte vaccino” (approfondito anche in molti articoli pubblicati da Medicina Naturale). In ogni caso, per riassumere: dopo il latte materno non serve altro latte. La proteina del latte vaccino, la caseina, per essere digerita necessita di un pH gastrico molto acido, così è nello stomaco del vitello ma non in quello del bambino. In quest’ultimo caso la caseina forma grossi fiocchi collosi che aderiscono alla parete intestinale, ostacolando tra l’altro il deflusso fecale. Inoltre la caseina favorisce la liberazione dell’istamina, un mediatore chimico che forma muco nelle prime vie respiratorie e nell’intestino, creando un ottimo terreno di sviluppo per virus e batteri.

I bambini onnivori sono spesso affetti da rino-faringiti e adenoiditi con episodi febbrili, per i quali spesso erroneamente si ricorre ad antibiotici, danneggiando la preziosa flora intestinale. Il problema non è solo quanto calcio si assume, ma anche quanto ne viene realmente trattenuto per le necessità di crescita ossea. Le proteine vegetali, in particolare quelle dei legumi, favoriscono il mantenimento del calcio rispetto a quelle animali, quindi è possibile affermare che i vegetariani e i vegani hanno bisogno di una quota minore perché ne trattengono di più. Inoltre il calcio viene “immagazzinato” maggiormente in diete povere di sodio. La quantità di calcio è minore nei legumi, maggiore nelle verdure crocifere (cavoli, broccoli, cavolfiori) nelle quali la biodisponibilità è pari al 50-60% contro il 30-40% del latte vaccino.

Scopo di questo articolo è quindi ribadire che non è la ragionata e obiettiva alimentazione in sé a far ammalare o ad uccidere ma la cattiva informazione o la tendenza a procedere presuntuosamente e senza corretta conoscenza. Tendenza peraltro che è comune anche ad alcuni onnivori che si ostinano a rimpinzare i bambini con cibi precotti, denaturati e raffinati nonché con medicinali spesso autoprescritti. Assolutamente indispensabile, per gli uni e per gli altri, mantenere un atteggiamento equilibrato nel gestire gli alimenti con criterio e nella consapevolezza che un’alimentazione vitale e generatrice di salute (anche, se non soprattutto, nel lungo periodo) non corrisponde alla merendina pubblicizzata come integrale e senza olio di palma, quindi sana (?) e nel contempo dolcissima, gustosissima e accattivante… Forse utile quindi un breve vademecum di conoscenza-base circa l’approccio di tipo vegano nella gestione dell’alimentazione infantile a partire dallo svezzamento e con cenni al post-svezzamento.

Linee generali di conoscenza circa lo svezzamento e il post-svezzamento

  •  Svezzamento: per svezzamento o slattamento s’intende il periodo in cui vengono introdotti alimenti diversi dal latte materno nella dieta del lattante, con l’obiettivo di integrare le poppate lattee (che vanno mantenute il più a lungo possibile). L’inizio è personalizzato in base alle esigenze e alle caratteristiche del bambino: indicativamente, tra i 6 e i 12 mesi. Alcuni lattanti mostrano precocemente grande interesse verso i nuovi cibi, altri arriveranno all’anno e oltre sazi del solo latte materno (o formulato). Consigliabile in ogni caso attendere almeno 6 mesi per favorire lo sviluppo motorio (in particolare l’acquisizione della posizione seduta), dell’apparato digerente e immunitario. Discutibile l’abitudine (o moda) del divezzamento a 4 mesi, diffusa soprattutto negli Stati Uniti, dove la mamma deve tornare al lavoro molto presto (numerosi i lavori in letteratura che, in relazione alle allergie, ritengono controproducente uno svezzamento precoce).
  • Frutta fresca o frutta cotta: alimento adatto solitamente durante gli spuntini (grattugiata, schiacciata, frullata oppure cotta) All’inizio si proporranno solo alcuni cucchiaini e si terminerà il pasto con il latte.
  • La pappa vegetale: in seguito si sostituisce una poppata lattea con una pappa vegetale composta da: brodo di verdura filtrato. Il brodo viene inizialmente preparato cuocendo in acqua soprattutto verdure dolci (es. patata, carota, zucchina). In seguito, progressivamente e con gradualità, si aggiungeranno, variamente combinate fra loro, le verdure di stagione. Il brodo viene proposto in quantità circa pari alla razione di latte che il bambino assume (indicativamente 200-250 ml). Una prima pappa viene indicata dal Dr. Pinelli nello svezzamento vegetariano: per le prime due settimane, possibile preparare un brodo vegetale facendo bollire una patata, una zucchina e una carota in 500 ml di acqua senza sale. Stemperare un cucchiaio da tavola di crema di cereale senza glutine (come riso, mais o tapioca) in circa 180-200 ml di brodo vegetale. Aggiungere un cucchiaino da tè di olio extravergine di oliva spremuto a freddo e 1/2 cucchiaino da tè di olio di semi di lino spremuto, trasportato e conservato in frigorifero. Unire un cucchiaino di semi di sesamo o di mandorle (in crema o polverizzati), infine 5 gocce di limone.
  • Le verdure bollite non vanno aggiunte prima del mese successivo e in piccola quantità, per la ricchezza di fibra. Si aspetta anche per i cereali integrali i 18-24 mesi. Nelle seconde due settimane, un secondo pasto, preparato con la base di brodo vegetale: 30 g di farine arricchite in ferro o creme di cereali senza glutine, 5 g olio di oliva, 10 g di lenticchie rosse decorticate cotte con un pezzetto di alga Kombu, 1 cucchiaino di frutta secca (mandorle, nocciole in crema) o di Tahin, 5 gocce di limone. Considerata l’importanza delle verdure da questi primi momenti in poi, opportuno favorire l’esperienza gustativa dei bambini verso questi prodotti della natura. Fondamentale perciò inserire nel brodo una verdura prevalente che lo caratterizzi per profumo, colore e sapore. Di conseguenza “l’impronta” di tali esperienze rimarrà fissata nella “memoria gustativa” del bambino e faciliterà l’accettazione di questi alimenti anche nelle età successive.
  • Cereali: nel brodo vegetale va diluita un po’ di crema di cereali fino al raggiungimento della consistenza più adatta alle capacità masticatorie del bambino (in genere 2-3 cucchiai). Per alcune settimane o mesi si utilizzano cereali privi di glutine come: riso, mais, tapioca, miglio, grano saraceno, quinoa e amaranto. Vanno quindi aggiunti 2-3 cucchiaini di legumi.
  • Legumi: inizialmente si usano le lenticchie rosse decorticate. In seguito: proponibili i piselli spezzati, gli azuki e quindi gli altri legumi (fagioli, ceci, soia, fave, lenticchie, cicerchie). Gradualmente la proporzione raggiungibile tra cereali e legumi è: 2:1. Da rilevare che le proteine dei legumi si completano con quelle dei cereali permettendo di fornire all’organismo tutti gli aminoacidi essenziali.
  • Semi oleosi e frutta secca: un cucchiaino di semi oleosi (lino, sesamo, girasole, zucca) polverizzati con il macinacaffé. Utile polverizzare anche una modica quantità di frutta secca (noci, mandorle, pistacchi, nocciole, anacardi), insieme ai semi oleosi, alternando le fonti. È corretto polverizzare i semi al momento dell’utilizzo per evitare l’ossidazione di alcuni nutrienti (in particolare gli acidi grassi polinsaturi).
  • Olio di oliva extravergine: un cucchiaino di olio extravergine di oliva in ogni pappa. È preferibile utilizzare oli spremuti a freddo piuttosto che estratti (seppure a freddo).
  • Olio di lino da frigo: un cucchiaino di olio di lino (da banco frigorifero e conservato in frigo). Permette di garantire il giusto apporto di acidi grassi omega 3 e va aggiunto alla pappa una sola volta al giorno.
  • Limone: 1 cucchiaino di succo di limone. Aggiunto alla pappa non ne altera il gusto e migliora l’assorbimento del ferro contenuto nei legumi, nei semi, nelle verdure e nei cereali integrali.
  • Insaporitori ed erbe aromatiche: preferibile evitare il grana (ricco di proteine e sali). Un sostituto: lievito alimentare secco in polvere, ricco di vitamine e da provare mescolato a mandorle polverizzate. Vantaggiosa e spesso gradita l’aggiunta di erbe aromatiche.
  • Alghe: per la cottura del brodo, unire all’acqua un pezzetto (circa 0.5-1 cm) di alga secca (kombu, dulse, nori, wakame, arame, etc). Le alghe sono molto rimineralizzanti, si usano peraltro con parsimonia scegliendo quelle di origine baltica e britannica.
  • Germe di grano: solo nel momento in cui si inizieranno i cereali con glutine, si aggiungerà alla pappa anche un cucchiaino di germe di grano, ricco in ferro.
  • Estratti, centrifugati e spremute: negli spuntini la frutta può essere proposta anche in forma liquida (spremute, ovviamente senza zucchero aggiunto, estratti o centrifugati). Questi ultimi due si prestano a offrire anche bevande miste di verdura e frutta con ridotto contenuto di fibra.
  • Pappe dolci: si preparano mescolando 3 ingredienti principali: latte (materno o adattato), cereale (es. crema di riso) e frutta (frutta fresca grattugiata o frullata). Può essere aggiunta anche una modica quantità di frutta secca in crema (es. crema di mandola o nocciola).

Successivamente:

  • derivati dei cereali: nel tempo creme e farine saranno sostituite da formulazioni più consistenti: semolini, cous-cous, bulghur, fiocchi di cereali (inizialmente si prediligono quelli più piccoli, es. amaranto, quinoa, miglio, riso).
  • Legumi e derivati: rimarranno l’alimento proteico di riferimento e dovrebbero essere presenti (in quantità adeguata) tutti i giorni. Anche alcuni derivati (come il tofu) possono essere introdotti già nelle prime fasi dello svezzamento. I latto-ovo-vegetariani, col tempo, potranno anche utilizzare, (pur con frequenza inferiore ai legumi) alimenti proteici alternativi come i formaggi freschi e magri (es. ricotta di solo siero, di mucca o di capra), lo yoghurt (senza zuccheri aggiunti!) e le uova.
  • Puree o creme di verdure: preparate con verdure di stagione cotte a vapore e brodo vegetale o latte.
  • Mousse alla frutta: preparate con frutta e yogurt.

Importante porre attenzione al graduale inserimento delle fibre nella dieta del bambino che non le ha mai conosciute (il latte non ne contiene).

Come limitare la quota di fibre?

Nei primi brodi vegetali: da semplice filtrazione o schiacciamento delle verdure rispetto ai passati o ai frullati. I primi contengono infatti tutti i minerali, vitamine e sostanze protettive, ma molte meno fibre. Per alcune settimane le verdure si tolgono al termine della cottura, limitandosi a schiacciarle, ma senza passarle al passaverdura: in modo da evitare di aggiungere troppe fibre al brodo.

Riguardo i cereali: le creme in commercio (es. crema di riso) sono quasi tutte preparate a partire da cereali raffinati o perlati: hanno il vantaggio di un ridotto apporto di fibre, ma contestualmente sono molto impoverite nel contenuto di minerali e vitamine e l’indice glicemico è piuttosto alto. Una crema integrale presenta caratteristiche opposte: pur ottima sotto il profilo nutrizionale, presenta un quantitativo di fibre molto elevato, non opportuno all’inizio dello svezzamento. Come conciliare? Preparando in casa un’ottima crema integrale con un quantitativo ridotto di fibre, cuocendo lentamente un cereale integrale o decorticato per 3 ore circa finché l’acqua non sarà tutta, o quasi tutta, assorbita. Dopo la cottura si passa al passaverdure il cereale stracotto e intiepidito per ridurlo in crema (utilizzare l’apposito disco con forellini più piccoli per trattenere le fibre). In questo modo il cereale viene sottoposto a questo trattamento per separare la parte fibrosa (per il momento da eliminare) da quella cremosa (la crema di cereale). La crema integrale ottenuta può quindi essere suddivisa in piccoli contenitori monoporzione da freezer (2-4 cucchiai di crema per contenitore) e congelata.

Circa i legumi, inizialmente si utilizzano i legumi decorticati, con meno fibra (non necessitano in genere di ammollo e si cuociono in fretta). Piuttosto utili anche i legumi (azuki, piselli, ceci) che si trovano sotto forma di fiocchi, senza necessità di ammollo. I semi secchi necessitano di una fase di ammollo (almeno 8-12 ore), vanno quindi cotti a lungo e passati al passaverdura per eliminare la buccia.  Nel tempo, piccole quantità di fibra verranno progressivamente introdotte aggiungendo al brodo una parte di passato di verdura oppure di fibre alla crema di riso. L’aggiunta di fibra avverrà lentamente sorvegliando la crescita del bambino, la comparsa di apparenti dolori addominali e prestando attenzione alle regolari funzioni intestinali (la stipsi paradossalmente può essere un indicatore dell’eccesso di fibra). Se i segnali saranno sfavorevoli, si interromperà temporaneamente ogni ulteriore aumento di fibra o se ne diminuirà l’apporto. Solo quando, in genere dopo diversi mesi, l’organismo del bambino mostra di tollerare perfettamente un apporto completo di fibre, si potranno eventualmente frullare i cibi contenenti queste ultime (i cereali integrali, le verdure del brodo, i legumi).

Importante ovviamente che questi dettagliati approcci alimentari si inseriscano nel contesto di una famiglia che segua in toto una alimentazione coerente e non ricca di prodotti raffinati e/o precotti, di origine animale, con scarso o nullo consumo di legumi e infarcita di zuccheri! E peraltro anche i vegetariani adulti potrebbero seguire una dieta non salutare… Importante quindi che il periodo dello svezzamento coinvolga tutta la famiglia in un percorso comune verso un regime con cibi di provenienza vegetale e a carattere integrale. Attenzione quindi alla presenza armonica di tutte le categorie alimentari principali (verdure, frutta, cereali non raffinati, legumi, semi oleaginosi e frutta secca, olio extravergine di oliva) minimizzando gli zuccheri semplici e gli ingredienti propri dei prodotti trasformati: grassi di cattiva qualità, sale aggiunto, conservanti, coloranti e additivi vari. Raccomandabile peraltro a tutti, indipendentemente dalla personale scelta alimentare, maturare e mantenere verso questi ultimi “cibi” (?) un atteggiamento criticamente consapevole e informato. Ciò a dispetto di messaggi pubblicitari, certo, innegabilmente accattivanti, ma poco o nulla mossi da intenti salutistici nel breve e lungo periodo…

Fonti

E. Cassin, E. Sacconago, Svezzare senza carne, Red Edizioni

L.Pinelli, L.Baroni, I.Fasan, VegpiramidJunior, Sonda Edizioni

L.Proietti, Figli vegetariani, Sonda Edizioni

H. Shelton., Assistenza igienica ai bambini

Siti di riferimento:

www.veggoanchio.corriere.it

www.dariavegan.wordpress.com

www.salute.leonardo.it

www.vegolosi.it

Materiale personale di ricerca

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2019-09-25T18:32:03+01:00